DOTT. GIUSEPPE MONTESANO

DOTT. GIUSEPPE MONTESANO
Esercito la professione di Medicina Generale e sono specialista in Ginecologia e Ostetricia.Perfezionato in Medicina Biologica e Medicina Estetica                   STUDIO MEDICO      Via Diaz 50/A Camporotondo Etneo CT) Tel: 349-2666208

venerdì 18 gennaio 2013

Conoscere la menopausa

La menopausa corrisponde all’interruzione della secrezione ormonale da parte delle ovaie e si manifesta con la scomparsa delle mestruazioni. Questo periodo è vissuto in modo diverso dalle donne.


Quando sopraggiunge la menopausa?

La menopausa sopraggiunge in media verso i 50 anni. Le ovaie smettono progressivamente di secernere ormoni (estrogeni e progesterone), mentre aumentano i livelli di gonadotropine secrete dall’ipofisi. La menopausa non compare in modo brusco, ma è preceduta da un periodo di irregolarità del ciclo (pre-menopausa o peri-menopausa). La menopausa coincide con la scomparsa definitiva delle mestruazioni.

Quali sintomi avvertirò?

La menopausa è vissuta in modo diverso dalle donne, sia da un punto di vista psicologico che fisico.
Tra i sintomi vi possono essere vampate di calore, soprattutto la notte, affaticamento, disturbi dell’umore, secchezza cutanea e vaginale, disturbi del sonno, aumento ponderale (in media da 3 a 4 kg)...
I sintomi possono variare in termini di tipologia di manifestazione, durata e intensità e sono fastidiosi anche se non comportano rischi per la salute.

Ingrasserò?

L’aumento ponderale non è inevitabile in caso di menopausa, ma le alterazioni ormonali agiscono sulla distribuzione dei grassi.
In questo periodo, la massa grassa si accumula più frequentemente intorno alla vita.

La menopausa renderà le mie ossa più fragili?

La menopausa accelera la perdita ossea in quanto riduce la rigenerazione ossea. Il rischio di osteoporosi esiste, ma può essere più o meno rilevante in funzione dei fattori di rischio correlati soprattutto allo stile di vita e all’ereditarietà.

Vi sono rischi cardiovascolari?

Prima della menopausa, le donne sono meno soggette degli uomini al rischio di malattia cardiovascolare. Quando sopraggiunge la menopausa, tale rischio aumenta in quanto gli estrogeni non esercitano più l’effetto protettivo contro l’aterosclerosi (ispessimento delle arterie).
Lo stile di vita ha un ruolo centrale nella prevenzione. Se si continua a praticare esercizio fisico, non si fuma e non sono presenti altri fattori di rischio (sovrappeso, ipercolesterolemia, diabete, ipertensione) il rischio si riduce.

Devo continuare a sottopormi a controlli ginecologici?

Le visite ginecologiche regolari rappresentano una rete di sicurezza per tutta la vita della donna. Sottoporsi ai controlli è particolarmente importante una volta sopraggiunta la menopausa, proprio perché a quell’età aumenta il rischio di sviluppare malattie ginecologiche.
Il Vostro medico curante Vi prescriverà delle analisi di screening standard, tra cui il pap test e la mammografia.

Posso assumere una terapia ormonale sostitutiva (TOS) per la menopausa?

La TOS può rivelarsi efficace nel trattamento dei sintomi della menopausa (fastidiosi disturbi climaterici, tra i quali vampate di calore).
Come per tutte le terapie, sarà il medico curante a scegliere quella che meglio si adatta alle esigenze della singola paziente e provvederà a fornirVi tutte le informazioni  necessarie sulle modalità di assunzione e sugli eventuali effetti indesiderati.


Suggerimenti per uno stile di vita sano in menopausa

La menopausa è sinonimo di cambiamenti ormonali nella donna in età avanzata. Con l’inizio della menopausa si verifica il cambiamento della regolazione ormonale dell’organismo.


Cosa accade in menopausa

  • La menopausa rappresenta in generale la fine del periodo di capacità riproduttiva. Il periodo della menopausa può variare e si situa fra i 40 e 50 anni d’età. È possibile constatare la sua comparsa dall’assenza delle mestruazioni e dal cambiamento degli ormoni prodotti dalle ovaie.
  • Si verifica una riduzione della produzione di estrogeni, ormoni sessuali femminili e nell’organismo aumenta la relativa parte di ormoni sessuali maschili. Quindi possono essere presenti sintomi quali vampate di calore, secchezza vaginale, problemi urinari, modificazioni dell’umore, ecc. 

 Modificazione degli organi attraverso il controllo ormonale

  • Con la diminuita produzione di estrogeni si verifica una riduzione dell’utero e una progressiva secchezza delle mucose. In caso di rapporti sessuali può essere necessario ricorrere ad ovuli vaginali.
  • Con la regressione del tessuto ghiandolare del seno anche le mammelle si riducono.
  • Le mucose della vescica e delle vie urinarie vengono irrorate in misura minore e la muscolatura del pavimento pelvico si rilassa. Una conseguenza potrebbero essere i problemi di minzione. In alcuni casi può essere utile la ginnastica per il pavimento pelvico. Per il resto bisognerebbe rivolgersi  al ginecologo.
  • In vecchiaia la massa ossea si riduce. Il rischio di osteoporosi aumenta e quindi si consiglia spesso l’assunzione di vitamina D e di bifosfonati, a seconda dell’entità dell’osteoporosi.
  • La carenza di estrogeni danneggia ulteriormente la cartilagine delle articolazioni. Di conseguenza possono comparire dolori più forti alle ginocchia e all’anca.

Quando si prende in considerazione la terapia ormonale sostitutiva?

  • Ad oggi, quando le vampate di calore arrecano disturbo alla paziente e pregiudicano sensibilmente la sua qualità di vita, spesso si consiglia la terapia ormonale sostitutiva.
  • Inoltre, bisogna considerare gli effetti positivi degli ormoni sul metabolismo. La terapia ormonale sostitutiva protegge dall’osteoporosi. Ogni caso è tuttavia differente e necessita di una valutazione personalizzata. Quindi il ginecologo potrà consigliare la cura più adeguata alla singola paziente.

Cosa può fare la paziente da sola?

  • L’alterazione ormonale non determina solo una modificazione degli organi, ma anche del metabolismo dei carboidrati e dei grassi.
  • Spesso la menopausa è connessa ad un aumento di peso e ad una contemporanea una riduzione della massa muscolare.
  • Per sostenere il metabolismo, ridurre il rischio di malattie cardiovascolari e tenere sotto controllo il peso sono particolarmente importanti per la donna in menopausa un’alimentazione equilibrata e il movimento.

Qual è l’alimentazione consigliata?

  • Seguire un’alimentazione equilibrata e strutturata per prevenire un aumento di peso.
  • Mangiare molta verdura.
  • Mangiare 3 frutti al giorno e fare attenzione ai valori nutritivi (una mela contiene, per esempio, la stessa quantità di zucchero contenuta in 15 ciliegie o 15 acini d’uva).
  • Assumere meno grassi animali, soprattutto se si ha un’elevata colesterolemia.
  • Preferire le proteine vegetali, il pesce, il pollame e la carne magra e bianca. Mangiare la carne rossa al massimo tre volte a settimana.
  • Ridurre il consumo di alcool e bere in media non più di 2 bicchieri di vino al giorno.

Praticare sufficiente movimento

  • L’attività sportiva produce effetti favorevoli sul metabolismo:
    • Riduce i livelli di zucchero nel sangue.
    • Mantiene la massa muscolare, importante per il metabolismo.
    • Aumenta la capacità dell’organismo di utilizzare l’insulina.
    • Favorisce la riduzione e la stabilizzazione del peso.
    • Sono preferibili il nuoto o le passeggiate. Per la marcia sportiva le pazienti dovrebbero sempre aver cura dei piedi e scegliere con attenzione  delle calzature idonee.
In menopausa si verifica un cambiamento del metabolismo ormonale. Spesso la menopausa è associata ad una serie di disturbi fisici. Si può prendere in considerazione una terapia ormonale sostitutiva. L’attività fisica e un’alimentazione equilibrata sono particolarmente importanti in questa fase della vita.

Le mie mestruazioni sono diventate irregolari: sto per andare in menopausa?


Cosa sono la premenopausa e la perimenopausa?

La premenopausa è il periodo che inizia quando la durata dei cicli diminuisce e si verificano i primi cambiamenti ormonali (aumento delle gonadotropine).
È caratterizzata da cicli irregolari, con o senza ovulazione.
La perimenopausa include la premenopausa e termina un anno dopo la scomparsa delle mestruazioni.

Quanto tempo dura la premenopausa?

La durata della premenopausa è variabile: può durare da alcuni mesi a quattro anni.

Quali sono i sintomi della premenopausa?

La premenopausa si manifesta con un'irregolarità del ciclo mestruale. Le mestruazioni diventano irregolari e i cicli sono spesso più corti.
Può essere associata a gonfiori, vampate di calore, sbalzi d'umore, senso d'ansia, disturbi del sonno e secchezza vaginale.

Mi sento un po' depressa, come mai?

La premenopausa talvolta è accompagnata da un senso di malessere, associato sia alle variazioni ormonali che al cambiamento di situazione.
Tanto più che, attorno ai cinquant'anni, nella vita della donna si verificano altri eventi (sul lavoro e in famiglia) che possono aumentare il disagio psicologico.
Talvolta è necessario chiedere aiuto: non esitate a parlarne con il vostro medico.

Devo sospendere la contraccezione?

No, fino alla cessazione definitiva delle mestruazioni esiste ancora il rischio di rimanere incinta.

Devo seguire una cura specifica?

La menopausa non è una malattia, ma un cambiamento fisiologico. In generale, non occorre seguire alcuna terapia.
Se il vostro stato di salute lo consente e se lo desiderate, il medico potrà proporvi una terapia ormonale per attenuare alcuni disturbi legati alla menopausa.

sabato 28 aprile 2012

Sigo su pillola dei 5 giorni: solo l'Italia chiede il test di gravidanza

Dallo scorso 2 aprile è in vendita in Italia il nuovo contraccettivo di emergenza efficace fino a cinque giorni dopo un rapporto a rischio di gravidanza. «Per procedere all'acquisto del dispositivo di emergenza» spiega Nicola Surico, presidente della Società italiana di ginecologia e ostetricia «occorre presentarsi in farmacia con la prescrizione medica». Al medico l’impegno a verificare l’assenza di una gravidanza preesistente attraverso l’esito negativo di un test delle beta Hcg, ematico o delle urine. «Nove ginecologi su dieci si sono dichiarati contrari all'esecuzione del test di gravidanza necessario per la prescrizione di questo farmaco» continua Surico «test che non viene richiesto in nessun altro Paese al mondo, ove per altro è possibile acquistare la contraccezione d'emergenza direttamente in farmacia, senza la necessità di alcuna prescrizione medica». I medici sono anche stati informati dall’Aifa in merito all'attivazione di un registro, voluto dalle autorità sanitarie europee per raccogliere tutti i dati disponibili sulle gravidanze eventualmente esposte al farmaco. Il profilo di sicurezza, infatti, è stato valutato in 3.882 donne, ma in un numero molto limitato di gravidanze, e il registro fa riferimento sia ai casi di gravidanza non diagnosticata prima dell'assunzione sia ai casi di fallimento del trattamento. Tali segnalazioni, ricorda l'Aifa, riguardano la reazione avversa da farmaci, come lo è anche il fallimento terapeutico, e «devono comunque essere inviate, a norma di legge, al responsabile di farmacovigilanza della struttura di appartenenza il quale è tenuto a inserirle nella Rete nazionale di farmacovigilanza». Non sono mancate le polemiche dai ginecologi in disaccordo sulla necessità di eseguire il test fino ai movimenti che denunciano le potenzialità abortive della pillola. A timori e polemiche il ministro della Salute, Renato Balduzzi, risponde in maniera rassicurante: «Se saranno rispettate le indicazioni dell'Aifa sarà possibile evitare che questi strumenti diventino una occasione di pericolo e di rischio per la salute. Credo che l'attenzione dell'Agenzia su questo sia stata molto forte e che non siamo mancati approfondimenti e studi».

martedì 24 aprile 2012


Le performances cognitive degli uomini calano di fronte ad una donna attraente

Di fronte a una bella donna o ad una donna che giudica interessante, le capacità cognitive dell’uomo calano significativamente.
Secondo una ricerca olandese, infatti, nel tentativo di fare bella figura agli occhi della donna, l’uomo rischia di andare in tilt a causa di un drastico calo delle difese del cervello. Gli studiosi dell’Università di Radboud hanno condotto un esperimento, i cui risultati sono apparsi sull’ultimo numero degli Archives of Sexual Behaviour, coinvolgendo alcuni studenti di entrambi i sessi ai quali è stato chiesto di eseguire il test di Stroop che valuta il livello di concentrazione.
Si tratta di un test messo a punto nel 1935 da John Ridley Stroop che consiste nel dire il nome di un colore, solo che il termine è scritto con un colore diverso (ad esempio se il vocabolo 'rosso' è scritto in verde, il soggetto deve dire rosso): quando le persone sono stanche o sotto stress tendono a completare il test in un tempo più lungo.
I ricercatori, guidati da Sanne Nauts, sono rimasti estremamente sorpresi del risultato del piccolo esperimento: dire semplicemente agli uomini che una ragazza li guardava via webcam mentre stavano svolgendo il test ha fatto sì che il punteggio ottenuto fosse più basso; cosa che non accadeva se veniva comunicato che dall’altra parte della webcam c’era un altro maschio.
Dunque il semplice pensiero di essere sotto osservazione da parte di una donna manderebbe in corto circuito il cervello maschile.
Un dato che conferma quanto scoperto nel 2009 da altri ricercatori che osservarono come le performance mentali degli uomini subivano un declino quando essi avevano un’interazione, anche breve, con una donna attraente. E le donne? Il numero di errori commessi nell’esecuzione del test è risultato uguale, sia se veniva loro comunicato di essere osservate da donne sia da uomini.

martedì 11 ottobre 2011

CALVIZIE FEMMINILE. SE I GENI NON C'ENTRANO E' REVERSIBILE

Tra gli 11 milioni di italiani che ‘perdono il pelo’ un paziente su tre è donna. E i numeri sono destinati ad aumentare, dicono gli esperti. Ma quando la caduta di capelli sani è prodotta da fattori non-genetici può essere un fenomeno passeggero e si può combattere eliminando le cause. Cibi antiossidanti e lozioni tra le cure


Eva sa nasconderla meglio ma la calvizie sta diventando un problema anche per le donne di tutte le età. Specialmente sui 18-20 anni, dopo una gravidanza, dopo la menopausa, i capelli diventano radi e molto più sottili, si creano ‘vuoti’ qua e là. Tra gli 11 milioni di italiani che ‘perdono il pelo’ un paziente su tre è donna. Problemi di capelli che prendono il volo anche per il 30-33% di tutte le donne del Nuovo Continente, secondo l’American Academy of Dermatology. Numeri destinati a crescere, dicono gli esperti.

Di buono c’è che il gentil sesso difficilmente arriva alla ‘pelata’ e l’alopecia in rosa può essere reversibile. “Una caduta abnorme di capelli sani, prodotta da fattori non-genetici, può essere un fenomeno passeggero ed eliminando le cause scatenanti la situazione migliora”, rassicura Daniele Campo, medico chirurgo, docente scienze tricologiche mediche e chirurgiche all’Università di Firenze. “Tecnicamente si parla di Telogen Effluvium e più che al fattore androgenetico ora si dà molta importanza a cause come lo stress, la mancanza di ferro, la tiroide che non funziona bene”. Alopecia femminile spia anche di una pressione sanguigna troppo alta, secondo uno studio spagnolo presentato a Roma, al XXXI Congresso nazionale Sime, Società italiana medicina estetica. “Recentemente è stata codificata l’alopecia psicogena, da stress: lo stress da una parte aumenta l’ipertensione, dall’altra provoca ansia e ha diretta ripercussione sul ciclo vitale del capello”, commenta Campo.

Parrucchiere, meches, tinture, extension, non sembrano determinanti. Indice puntato invece contro lo stiramento continuo dei capelli. “Le ragazze che non accettano l’ondulazione naturale e stirano ogni giorno i capelli provocano con i microtraumi ripetuti del brushing (spazzolatura) un’alopecia da trazione molto pericolosa”, avverte il tricologo. Fondamentale la prevenzione, ricorda Campo. “Vanno controllati con esami del sangue i livelli di ferritina, trigliceridi e il TSH per la funzionalità tiroidea. Va usato d’estate un cappellino di paglia. Quando i capelli nella donna cominciano a diradarsi, i raggi UV sul cuoio capelluto accelerano la perdita di follicoli. I prodotti cosmetici per le chiome al mare proteggono solo il fusto del capello”. A tavola cibi ricchi di vitamine, antiossidanti in genere e pesce azzurro, prezioso per i suoi acidi grassi polinsaturi. Integratori solo sotto controllo medico e se gli esami del sangue ne dimostrano la necessità.

Novità nelle terapie salva-capelli. “Nelle lozioni usiamo attualmente con successo un ormone estrogeno, il ‘17 alfa estradiolo’, addizionato a minoxidil e idrocortisone. Si è sempre parlato nell’alopecia femminile del ruolo negativo degli ormoni androgeni, quelli maschili, invece le ultime ricerche e la pratica terapeutica degli ultimi anni dimostrano che conta anche la mancanza di estrogeni, come succede dopo il parto, in menopausa, con l’interruzione della pillola contraccettiva”.

Per l’alopecia androgenetica una nuova tecnica 'di frontiera'. “Dal plasma sanguigno si riesce facilmente a isolare le piastrine, ricchissime di fattori di crescita come l’EGF, Endothelial Growth Factor. Sotto forma di ‘pappa’ che si appoggia sul cuoio capelluto si ridanno allo stesso paziente. Si massaggia e si attivano le piastrine passando sulla cute un rullino con piccoli aghetti sporgenti. Le piastrine possono essere applicate anche con mesoterapia (iniezioni locali con aghi sottili riuniti in un erogatore) ma sempre e solo in ospedale o ambulatorio. Sempre da evitare fai-da-te, cure miracolistiche e metodi non controllati dal medico.

martedì 18 gennaio 2011

Antinfluenzale protegge mamma e nascituro

«Le donne in gravidanza possono sottoporsi alla vaccinazione antinfluenzale senza timori. Non è stata evidenziata nessuna relazione causa-effetto fra l'impiego di questo strumento di prevenzione e difetti congeniti del nascituro. La sua somministrazione è raccomandata nel secondo e terzo trimestre di gestazione». Lo sostiene Nicola Surico, presidente della Sigo, sottolineando che la vaccinazione può rappresentare un vantaggio per la donna e per il nascituro: «è una misura efficace nell'80% dei casi» spiega «inoltre conferisce immunità ai piccoli nati da madri vaccinate in gravidanza. La campagna di prevenzione è iniziata all'inizio di ottobre, ma non è troppo tardi per aderire: sono necessari circa 15 giorni prima di ottenere una copertura completa, per cui chi si vaccina adesso può non essere ancora protetto quando il virus comincerà a circolare con maggior vigore, tra la fine di gennaio e l'inizio di febbraio». Se lo scorso anno il virus A/H1N1 è stato l'unico protagonista e ha provocato una vera e propria pandemia, quest'anno è accompagnato da altri due ceppi, entrambi di origine australiana, mantenendo tuttavia la sua caratteristica di estrema aggressività. «Contrariamente alla Gran Bretagna» conclude Surico «dove l'influenza ha già raggiunto il suo picco causando decine di morti, in Italia l'epidemia sta seguendo un corso regolare. La fascia d'età più colpita si conferma quella dei bambini da 0 a 4 anni, seguita dai piccoli dai 5 ai 14 anni, dai 15-64enni, infine dagli over 65».

lunedì 3 gennaio 2011

LO SVILUPPO FETALE MESE PER MESE

Lo sviluppo fetale è un meraviglioso processo che, con tappe precise e finemente regolate, porta alla formazione di un "nuovo essere umano".

Si parla di embrione fino al termine della 10 settimana di sviluppo e di feto da questo momento in poi. In realtà questa distinzione è puramente indicativa ed esemplificativa in quanto il processo di sviluppo è continuo e progressivo e non prevede interruzioni.

Nello schema che segue abbiamo indicato i periodi della gravidanza in mesi ed in settimane. L'inizio della gravidanza, come si usa comunemente in ostetricia, viene fatto coincidere con il primo giorno dell'ultima mestruazione (età gestazionale).

L'embrione, in realtà, inizia la sua esistenza al 14° giorno del ciclo mestruale e quindi la terza settimana di gravidanza (terza settimana dall'ultima mestruazione) corrisponde in realtà alla prima settimana di vita dell'embrione ("età concezionale").

Riassumendo: le settimane ed i mesi sotto indicati corrispondono alla datazione classica della gravidanza, comunemente usata presso tutti gli ospedali ("età gestazionale"). Se si vuole calcolare l'età precisa dell'embrione ("età concezionale") basterà togliere due settimane.

I dati relativi alla lunghezza si riferiscono alla lunghezza vertice-tallone (come se il feto fosse messo "in piedi")

1° mese

  • 3 settimana

Fecondazione dell'ovocita, formazione dell'embrione e suo impianto in cavità uterina.

  • 4 settimana

All'interno dell'utero si forma il "sacchettino" che ospiterà l'embrione (sacco gestazionale). Successivamente inizia a rendersi evidente l'embrione stesso che in questo periodo ha la forma di un corpicciolo cilindrico. All'interno dell'embrione si sviluppano delle aree specializzate, dette "somiti" da cui prenderanno origine lo scheletro e i muscoli.

La parte esterna dell'embrione, a stretto contatto con le pareti uterine, viene raggiunta dal sangue materno (inizio della circolazione utero-placentare) che fornisce il nutrimento.

2° mese

  • 5-6 settimana

Nell'embrione iniziano a formarsi il cuore (iniziano le prime pulsazioni cardiache), gli occhi, le prime strutture cerebrali, il fegato, gli abbozzi dell'orecchio esterno, dell'esofago, dello stomaco, dei genitali esterni e della tiroide.

  • 7 settimana

Compaiono gli abbozzi degli arti superiori ed inferiori, del pancreas e dei reni. Il cordone ombelicale è perfettamente formato.

Si inizia a sviluppare la corteccia cerebrale.

  • 8 settimana

Le pulsazioni cardiache sono ritmiche; si formano gli abbozzi delle mani e dei piedi e compaiono le dita. I genitali assumono morfologia maschile o femminile.

L'embrione pesa in media 1 grammo ed è lungo circa 1,6 cm.

3° mese

  • 9-10 settimana

Iniziano a svilupparsi le ossa, i muscoli, i nervi ed i grossi vasi. L'estremità cefalica dell'embrione comincia a separarsi dal torace ed in essa si possono distinguere gli abbozzi del naso, delle orecchie e delle mandibole. Si formano le prime gemme dentali (strutture da cui si svilupperanno successivamente i denti. L'estremità cefalica ha un volume pari ad un terzo di tutto il corpo embrionale. La parete addominale non è ancora completa e c'è un "ernia ombelicale fisiologica".

A livello cerebrale compare il cosiddetto "corpo calloso" ovvero la struttura nervosa che collega i due emisferi cerebrali.

  • 11-12 settimana

Nei genitali maschili si sviluppa il glande. Nei genitali femminili è presente l'abbozzo dell'utero.

Nell'estremità cefalica le gemme dentali si trasformano nei primi abbozzi dei denti.

Nel pancreas si formano le "isole di Langherans" ovvero le strutture preposte alla produzione di insulina.

Le anse intestinali sono ormai rientrate nella cavità addominale e scompare la già citata "ernia ombelicale fisiologica).

Il feto pesa in media 14 grammi ed è lungo circa 7 cm.

4° mese

Il tratto intestinale contiene un contenuto verdastro denominato "meconio". La pelle è sottile, trasparente e totalmente priva di peli.

Nel maschio compare l'abbozzo della prostata, i genitali esterni si differenziano definitivamente. La tiroide inizia a funzionare.

La vescica e l'uretra sono ben sviluppati.

Alla fine del quarto mese i movimenti fetali iniziano ad essere percepiti dalla mamma.

Il feto pesa in media 105 grammi ed è lungo circa 15 cm.

5° mese

La pelle è grinzosa e si iniziano a formare i primi depositi di grasso.

Nel pancreas inizia la produzione di insulina da parte delle "isole di Langherans".

I genitali esterni di differenziano definitivamente. Nei feti di sesso femminile la vagina è completamente formata.

Il feto pesa in media 310 grammi ed è lungo circa 23 cm.

6° mese

La pelle è ancora grinzosa ed è ricoperta in maniera uniforme da una sottile lanugine. I denti sono sviluppati e presentano smalto all'esterno e polpa all'interno. Le unghie sono ancora rudimentali.

Nel cervelletto (organo posto nella scatola cranica al di sotto degli emisferi cerebrali, deputato alla coordinazione motoria) inizia a svilupparsi la "corteccia", ovvero la parte superficiale, sviluppo che si completerà un anno e mezzo dopo la nascita.

Il feto pesa in media 640 grammi ed è lungo circa 29 cm.

7° mese

Le palpebre sono già separate (palpebra superiore ed inferiore); i padiglioni auricolari sono addossati alla testa.

Nei feti di sesso maschile i testicoli non sono ancora discesi nello scroto mentre nei feti di sesso femminile sono evidenti il clitoride, le piccole e le grandi labbra.

Il feto pesa in media 1670 grammi ed è lungo circa 40 cm.

8° mese

La pelle è meno grinzosa ed è sempre ricoperta da lanugine; il corpo assume una forma più "rotondeggiante" a causa dell'aumento dei depositi adiposi sottocutanei.

Il feto pesa in media 2400 grammi ed è lungo circa 45 cm.

9° mese

Il feto ha raggiunto il suo pieno sviluppo ed è pronto alla nascita.

Pesa in media 3300 grammi ed è lungo circa 50 cm.

GESTOSI

La gestosi, definita anche preeclampsia, è una seria complicazione della gravidanza caratterizzata dalla presenza di ipertensione arteriosa e proteinuria. A queste manifestazioni si associa, quasi costantemente, il difetto di crescita intrauterino del feto.
Altri segni possono essere: rapido aumento delle transaminasi, dolore epigastrico, convulsioni (eclampsia), iperreflessia, cefalea severa, persistenti disturbi visivi (scotomi), disturbi della coagulazione (trombocitopenia, coagulazione intravascolare disseminata) ed emolisi.

L'edema non è incluso tra i segni necessari per la diagnosi. Esso si verifica con uguale frequenza tra le donne con gravidanza fisiologica e tra quelle con preeclampsia, benché la comparsa rapida di edema generalizzato deve far sospettare la futura preeclampsia.
Una precoce comparsa della patologia preeclamptica è causa di esiti sfavorevoli materni e fetali. La percentuale di mortalità perinatale è più alta nei feti di madri preeclamptiche. Questi decessi possono essere il risultato di una morte intrauterina per insufficienza placentare e/o distacco di placenta.
L'incidenza della preeclampsia viene stimata tra il 10% ed il 20% nelle primigravide. Il rischio di ricorrenza della preeclampsia è compreso tra il 7,5% ed il 29%.
Fattori di rischio
L'età, la familiarità, le patologie mediche preesistenti (ipertensione, diabete, malattie tiroidee, ipercolesterolemia familiare), l'obesità pregravidica, la primiparità, la gemellarità, l'idrope fetale sono fattori di rischio per la gestosi.
- Età: le donne di età superiore a 35 anni presentano un'incidenza di gestosi superiore di circa 3 volte a quella delle donne giovani.
- Storia familiare: L'incidenza di preeclampsia è 4 volte più alta nelle sorelle di donne che hanno avuto la preeclampsia.
- Cattiva placentazione: il riscontro flussimetrico di elevate resistenze e/o di ridotta elasticità dei vasi uterini è indice di cattiva funzione placentare e quindi di aumentato rischio di gestosi.
- Ipertensione: il riscontro di pressione arteriosa elevata prima della 20^ settimana di gestazione è stato associato al successivo sviluppo di preeclampsia.
- Diabete: il diabete aumenta del 10% il rischio di preeclampsia.
- Malattie renali: una patologia renale preesistente aumenta l'incidenza di ipertensione fino al 48% nel 3° trimestre di gestazione. Anche l'infezione delle vie urinarie in gravidanza aumenta di 1,5 volte il rischio di preeclampsia.
- Cause immunologiche e coagulopatie: l'iperomocisteinemia, il deficit della proteina S, della proteina C, la sindrome da anticorpi antifosfolipidi aumentano il rischio di preeclampsia.
Le pazienti eterozigoti per anemia drepanocitica presentano un rischio di preeclampsia tre volte più elevato.
- Primiparità: la relazione tra primiparità ed eclampsia suggerisce l'esistenza di un meccanismo immunologico che rende unica la prima placentazione. Alcuni Autori hanno suggerito l'esistenza di un meccanismo protettivo nei confronti degli antigeni paterni nelle gravidanze successive.
- Gemellarità: la gemellarità aumenta il rischio di gestosi di oltre tre volte. Il rischio aumenta con l'aumentare del numero di gemelli.

Conseguenze materne, fetali e neonatali
In relazione alla gravità dello stato patologico la gestosi può determinare scarse complicanze o causarne di gravi o gravissime, compromettendo in maniera definitiva lo stato di salute della gestante e del feto. Tra le complicanze il ritardo di crescita intrauterino, la morte intrauterina del feto, le condizioni patologiche materne secondarie all'ipertensione arteriosa ed al coinvolgimento multiorgano caratteristico delle forme più aggressive.
La gestosi determina aumento della morbilità e della mortalità materna, fetale e neonatale ed aumento della frequenza del parto prematuro mediante taglio cesareo.

Controllo e terapia
La pressione arteriosa deve essere rilevata ogni giorno, l'esame delle urine deve essere effettuato ogni settimana mentre gli esami del sangue (bilirubina, transaminasi, PT, PTT, fibrinogeno, piastrine, acido urico, etc.) devono essere eseguiti ogni 20 giorni. Il monitoraggio ecografico e flussimetrico deve essere frequente (ogni 2-4 settimane).
Bisognerà controllare adeguatamente l'eventuale malattia favorente la gestosi.
La gestante dovrà evitare l'eccessivo incremento ponderale attuando un regime dietetico povero di grassi e prevalentemente proteico. Saranno banditi i dolci, le fritture, i cibi conditi, le bevande gassate ed alcoliche. Sarà prudente eliminare il fumo di sigaretta.
Utile misura è il riposo. E' consentito effettuare quotidianamente una breve passeggiata (20-30 minuti).
Le opzioni terapeutiche in caso di preeclampsia sono tuttora oggetto di acceso dibattito e variano in relazione alla gravità della sintomatologia clinica ed all'eventuale patologia materna preesistente alla gravidanza.
La scelta dei farmaci è di esclusiva competenza medica. Il discuterne va oltre le finalità di questa pagina. Inoltre, alcune misure terapeutiche usate nella pratica, sebbene considerate poco efficaci alla luce della medicina basata sull'evidenza, possono essere comunque adottate in base alla esperienza personale del ginecologo curante.


martedì 20 luglio 2010

DOPO L'INFARTO

Introduzione

Dopo l'infarto

Aver avuto un infarto non significa essere un invalido: dopo poche settimane la maggior parte dei pazienti riprende una vita normale.

Conoscere l’infarto aiuta a vivere meglio!


numeri dell'infarto


Che cosa è l’infarto

Dopo l'infarto Il cuore è un muscolo che ha la funzione di pompare il sangue nelle arterie. Per contrarsi il cuore ha bisogno di ossigeno, che viene fornito con il sangue attraverso dei vasi arteriosi chiamati coronarie.
Quando il flusso di sangue al cuore è fortemente ridotto o bloccato per la presenza di un restringimento o una occlusione delle coronarie, le fibre muscolari cardiache dapprima vanno incontro a sofferenza e successivamente vengono danneggiate in maniera irreversibile e muoiono.

L’infarto è quindi la morte di una parte del muscolo cardiaco dovuta al blocco del flusso di sangue all’interno di una coronaria.

cause dell'infarto

Nel corso di un infarto approssimativamente muoiono 500 cellule cardiache ogni secondo!

Il tessuto necrotico va poi incontro ad un processo di lenta cicatrizzazione.


Le cause dell’infarto

Dopo  l'infarto La causa principale che determina l’occlusione della coronaria è l’aterosclerosi, cioè la formazione all’interno delle coronarie di accumuli di colesterolo circondati da cellule e fibrosi (placche di aterosclerosi).








Dopo l'infartoQuesto processo, che inizia fin dall’età giovanile, progredisce nelle coronarie spesso in maniera del tutto asintomatica fino a quando la placca aterosclerotica si rompe o si infiamma e sulla superficie si forma improvvisamente un coagulo (trombo) che occlude il vaso.








Poiché la formazione del coagulo è molto veloce (impiega circa 20 minuti) spesso l’infarto non è preceduto da sintomi motori.


Localizzazione del dolore cardiaco

Segni di allarme di attacco cardiaco

Chiamare il 118Dolore al torace: senso di forte oppressione, peso, costrizione dolorosa al centro del petto che dura alcuni minuti, può andare e venire o protrarsi nel tempo.

Dolore in altre zone: il dolore può irradiarsi ad una o ad entrambe le braccia, alle spalle o al dorso, al collo, alla mandibola oppure allo stomaco.

Fiato corto: spesso accompagna il dolore o può precederlo.

Altri segni: sudorazione fredda, nausea, senso di stordimento o di svenimento, grave malessere.

Sedi meno frequenti del dolore cardiaco

Dopo l'infarto


In caso di comparsa di dolore toracico sospetto che persiste oltre 5 minuti occorre comunque chiamare il numero telefonico 118 e chiedere soccorso.


Stile di vita salutare

Devo proprio smettere completamente di fumare?

Sì! Chi riprende a fumare dopo un infarto ha un rischio raddoppiato di andare incontro ad un nuovo infarto. Al contrario smettendo di fumare il rischio di avere un infarto si riduce del 50% dopo un anno, aumentando quindi l’aspettativa di vita.

Che dieta devo seguire?

Mangiare dopo  l'infartoIl cambiamento delle abitudini alimentari è molto importante per il controllo di alcuni fattori di rischio coronarico quali i livelli di colesterolo e la pressione arteriosa. Non esiste una dieta specifica per il paziente che ha avuto un infarto.
I principi fondamentali dell’alimentazione dopo infarto consistono nel ridurre l’apporto di grassi di origine animale e di sale e nell’aumentare il consumo di pesce e fibre vegetali.

Sono da preferire le carni bianche o quelle magre (pollo, coniglio, manzo magro), mentre sono da evitare gli insaccati preferendo tra questi il prosciutto sgrassato o la bresaola. Non abusare dei latticini, in particolare i formaggi stagionati, preferendo ricotta, mozzarella e latte scremato ed evitando il burro.

Ridurre il sale nei cibi utilizzando erbe ed aromi che possono migliorarne il sapore. Pesce e frutta fresca sono particolarmente indicati, mentre non vi sono limitazioni particolari per la pasta ed il pane (se non la quantità e/o il diabete mellito).
E’ importante raggiungere e mantenere un peso corporeo non superiore al 10% del peso ideale (il calcolo del peso ideale può essere approssimativamente calcolato secondo la seguente formula: peso ideale in Kg = altezza espressa in cm meno 100).

Sport dopo l'infartoAttività fisica regolare

In generale il livello massimo di sforzo che può essere raggiunto è valutabile in base al numero di battiti cardiaci che si raggiungono durante lo sforzo e può essere determinato in base a delle tabelle di cui è dotato il tuo medico curante.

E’ consigliabile che l’attività motoria riprenda in maniera progressiva e regolare.


Attività lavorativa e viaggi

Quando potrò riprendere a guidare la macchina?Guidare dopo l'infarto

Potrai riprendere a guidare gradualmente. Nelle prime settimane dopo l’infarto evita lunghe percorrenze. Evita di metterti in marcia nelle ore particolarmente trafficate e calde.

Quando potrò riprendere a lavorare?

Più di due terzi dei pazienti che hanno avuto un infarto possono riprendere la propria attività lavorativa.

Questa ripresa dipende principalmente da due fattori:
  • quanto esteso è stato l’infarto;
  • che tipo di impegno richiede l’attività lavorativa.
Bisogna imparare ad organizzare le proprie attività per meglio controllare le condizioni “stressanti”:
  • programmare gli impegni;
  • stabilire le priorità;
  • ritagliarsi momenti di riposo.
Lavorare dopo l'infartoIn caso di attività lavorative che richiedono sforzi fisici intesi è consigliabile prendere in considerazione la possibilità di cambiare la tipologia del lavoro con un meno “pesante” da un punto di vista fisico.

In alcuni casi, programmi di riabilitazione adatti alle caratteristiche cliniche del paziente consentono di raggiungere soglie di sforzo anche elevate e di riprendere quindi il lavoro abituale anche se “pesante”.

Potrò fare dei viaggi?

Non ci sono controindicazioni ad effettuare dei viaggi.

Viaggiare dopo l'infarto Segui sempre delle regole che sono peraltro valide per chiunque:
  • se il viaggio è particolarmente lungo prevedi delle tappe intermedie durante le quali compiere una minima attività motoria (è sufficiente camminare), eventualmente riposarsi;
  • i mezzi di locomozione devono essere confortevoli: poltrone comode, aria climatizzata;
  • prevedi sempre un'adeguata scorta dei farmaci che assumi giornalmente;
  • se ti rechi in montagna tieni conto che fino a 1500 metri non ci sono controindicazioni, ma per altitudini superiori la rarefazione in ossigeno dell’aria respirata potrebbe determinare dei sintomi respiratori quali fame d’aria che sarebbero ancor più marcati dagli sforzi fisici. Pertanto le passeggiate ad altitudini elevate vanno in chi non stato adeguatamente preparato (training fisico);
  • se ti rechi al mare cerca di privilegiare le zone con clima secco evitando quelle con elevati tassi di umidità;
  • porta sempre con te una relazione clinica dettagliata delle tue problematiche di salute, compreso l’elettrocardiogramma. Tale documento può essere utile in caso di malessere per rendere informato, se necessario, il personale sanitario circa le tue patologie e le terapie che assumi.

INFARTO CARDIACO

Cos'è?

Si verifica quando l'irrorazione sanguigna del muscolo cardiaco (miocardio) diminuisce o viene a mancare in seguito all'occlusione di una o più arterie coronariche.
L'infarto miocardico è una malattia che colpisce più di duecentomila italiani all'anno e che in 1/3 dei casi conduce alla morte. Se l'infarto colpisce solo una zona limitata del muscolo cardiaco, le conseguenze non sono gravi. Se la lesione del muscolo cardiaco è molto estesa, può provocare la morte o un'invalidità (di grado variabile).

Quali sono le cause?

Le arterie coronarie normali appaiono come dei tubi puliti. Ma vi sono dei fattori di rischio che predisporre alla formazione di lesioni aterosclerotiche che alterano le arterie. Molti sono i fattori che contribuiscono ad aumentare il rischio di infarto miocardico:

Età
L'aterosclerosi coronarica, come quella degli altri distretti vascolari, è una malattia di tipo degenerativo, dovuta essenzialmente alla inevitabile senescenza dei vasi; per cui si dice comunemente, non a torto, che abbiamo l'età dei nostri vasi; ed a dispetto di ogni disperata ricerca di ringiovanimento esteriore ed estetico, nessuno può venderci la pillola della giovinezza;




Precedenti familiari di infarti
Le malattie cardiovascolari tendono ad aggregarsi in particolari nuclei familiari, per cui si finisce con l'ereditare la predisposizione ad ammalare, ed i discendenti di coronaropatici vanno guardati con particolare attenzione;




Sesso
Per quanto riguarda il sesso, le donne, soprattutto in età feconda, sono relativamente protette rispetto agli uomini dalla aterosclerosi coronarica. Gli indici tendono poi gradualmente a livellarsi dopo la menopausa.
Con una Ebct (tomografia a fascio di elettroni) sono state analizzate 541 donne con età media di 48 anni. Quelle in cui l'esame aveva rivelato calcificazioni iniziali (non visibili con esami radiografici tradizionali) dell'aorta e delle arterie coronarie sono andate incontro ad infarto od altra malattia coronarica nei 15 anni successivi l'esame.
Un risultato inquietante questa capacità predittiva dell'esame che, proprio per questo, è una formidabile arma di prevenzione. Tutte le donne che hanno modificato il loro stile di vita a rischio (alimentazione ipercalorica e con eccesso di grassi animali) e hanno riportato nei limiti di sicurezza i valori di colesterolo cattivo (LDL) ed elevato quelli del buono (HDL) hanno abbassato il rischio di malattia cardiaca.
Va anche detto, però, che l'infarto nelle donne tende ad essere in genere più grave rispetto a quello dei maschi.

Livello di colesterolo elevato
I grassi sotto accusa sono il colesterolo totale, la sua frazione LDL ei trigliceridi, il cui tasso aumentato nel sangue è un sicuro fattore di rischio; è un rischio anche la diminuzione del tasso di un'altra frazione del colesterolo, l' HDL, che ha funzioni protettive.
L'ipercolesterolemia di per sé non è una malattia, ma solo un fattore di rischio ed il colesterolo non è un veleno, ma anzi è un costituente fondamentale di tutte le cellule dell'organismo. Il guaio è che per cattive abitudini alimentari il suo livello risulta abnormemente elevato; ciò, sul lungo periodo, può risultare dannoso. I livelli desiderabili di colesterolo sono intorno ai 200 mg/ml ed il dosaggio della colesterolemia rientra in una buona prassi di medicina preventiva, soprattutto nelle fasce di età a rischio (fra i 40 ed i 70 anni), anche se oggi sembra opportuno porsi il problema del suo controllo fin dall'infanzia.
E' dubbio, invece, se valga la pena di effettuare ripetute e frequenti determinazioni del colesterolo in soggetti ultrasettantenni e spesso ottuagenari, anche se è dimostrato che la riduzione della colesterolemia è utile anche in età avanzata.
Quello che va evitato è lo stato di ansia e di preoccupazione con cui taluni soggetti in tarda età e spesso abbondantemente di là del rischio "inseguono" affannosamente il loro tasso di colesterolo.

Ipertensione

Diabete


Obesità
Piuttosto che di obesità è meglio parlare di eccesso ponderale.
L'eccesso ponderale si accompagna con grande frequenza ad aumento della pressione, della glicemia, dei grassi nel sangue, ed a riduzione dell'attività fisica; inoltre, è un grosso fardello che affatica inutilmente il cuore.
Secondo dati recenti nel mondo occidentale circa il 30% della popolazione avrebbe un eccesso ponderale di varia entità. Va precisato, a questo proposito, che si parla di obesità quando il peso corporeo superi del 15% il peso ideale.
La determinazione del peso ideale si ottiene con varie formule. Un criterio abbastanza diffuso definisce come peso ideale il numero di chili pari ai centimetri oltre il metro di statura (quindi, per un uomo alto 1,80 m. il peso ideale sarebbe 80 chili), ma questo criterio è forse più adatto al ventenne che svolga attività fisica; per un sessantenne sedentario appare eccessivamente generoso, e sarebbe consigliabile una riduzione di almeno il 10%.
E' stato anche sicuramente dimostrato che l'aumento del peso del 20% rispetto a quello ideale nei soggetti di media età raddoppia l'incidenza di malattie delle coronarie, e la triplica se l'obesità si accompagna a ipercolesterolemia o ipertensione.
Gli obesi malati di cuore vivono in media 4 anni di meno del cardiopatico di peso regolare. L'essere fortemente sovrappeso anticipa poi di 7 anni l'inizio della malattia in chi è predisposto. Negli Stati Uniti è stato anche calcolato che se si riuscisse a debellare il cancro la vita si allungherebbe di meno di due anni, mentre se si eliminasse l'obesità si allungherebbe di 5 anni.



Fumo

Stress
L'importanza dello stress è generalmente sopravvalutata dai pazienti. In gran parte ciò è dovuto al fatto che è un termine che ha trovato grande successo e diffusione, essendo chiamato in causa per situazioni molto diverse.
Essendo utopistico e irrealizzabile l'intento di modificare positivamente l'ambiente in maniera sostanziale, è chiaro che i nostri sforzi sono diretti alla individuazione ed alla eventuale modificazione di quei tratti della personalità che, sottoposti all'influenza ambientale, possano costituire un fattore di rischio per gli eventi coronarici.
Numerosi ed approfonditi studi hanno individuato uno specifico atteggiamento comportamentale, definito come personalità di tipo A, che costituisce un sicuro fattore di rischio coronarico.
Gli elementi costitutivi del comportamento di tipo A sono rappresentati da una costellazione di atteggiamenti caratteriali che contribuiscono nel loro insieme a determinare uno specifico tipo di personalità.
In sintesi, i tratti distintivi del comportamento di tipo A sono la fretta, l'impazienza, l'eccessiva competitività ed un certo grado di ostilità verso l'ambiente sociale, lavorativo e familiare. Nell'ambito di una strategia riabilitativa globale, in cui gli atteggiamenti psicologici hanno un ruolo fondamentale, la ripresa graduale delle proprie attività, con un'ottica diversa e con una mentalità diversa, favorisce il totale reinserimento sociale, la chiusura di un periodo della vita difficile ed oscuro, culminato con un grave "incidente", e l'inizio della ricostruzione psico-fisica del paziente, su nuove basi.
Sul piano pratico è consigliabile adottare una serie di atteggiamenti di difesa, che potrebbero essere riassunti nei seguenti consigli: eliminare l'eccesso di lavoro; affrontare e risolvere un problema alla volta; crearsi se è possibile un hobby.




Sedentarietà
Il tema della sedentarietà, intesa come ridotta attività fisica, è strettamente connesso con quello dell'eccesso ponderale. Una riduzione del dispendio calorico, se si mantengono costanti le entrate, si traduce in un accumulo di grasso ed aumento di peso.".
Accurate indagini statistiche effettuate in un numero rilevante di pazienti hanno consentito di verificare che l'attività fisica si traduce in una diminuzione significativa del rischio cardiovascolare, sia nella prevenzione primaria, cioè nell'evitare un primo infarto, sia, e soprattutto, nella prevenzione secondaria, cioè nell'evitare un secondo infarto in chi ne abbia già subito uno.

I meccanismi attraverso i quali l'attività fisica induce effetti benefici sono ben noti, e sono sia diretti che indiretti.
Direttamente, l'allenamento fisico, cioè un'attività fisica regolare e costante, produce effetti benefici mediante la riduzione della frequenza cardiaca e della pressione arteriosa sotto sforzo, con conseguente risparmio del consumo di ossigeno del muscolo cardiaco, una migliore utilizzazione dell'ossigeno da parte dei muscoli scheletrici, un miglioramento della capacità lavorativa globale, uno spostamento del controllo nervoso del cuore a vantaggio del vago, sistema frenatore e di risparmio, a discapito del simpatico, sistema acceleratore e dispendioso, un innalzamento della soglia a cui compaiono ischemia ed angina durante lo sforzo, ed aritmie minacciose.

Indirettamente, l'attività fisica ha effetti benefici attraverso un aumento del colesterolo protettivo HDL, una riduzione dell'aggregabilità delle piastrine, una riduzione della pressione arteriosa, degli ormoni circolanti che stimolano il cuore, della glicemia nel diabete e dei trigliceridi, dell'obesità, dell'abitudine al fumo.
Non c'è dubbio, quindi, che l'attività fisica vada incoraggiata ed incrementata e che al contrario la vita sedentaria vada evitata invertendo, così, la radicata tendenza che imponeva periodi di lunga e pressoché completa, e talora definitiva inattività agli infartuati.




Nella maggior parte dei casi, l'infarto miocardico è dovuto alla formazione di un grumo di sangue (coagulo) che ostruisce un'arteria coronarica. Si tratta in questo caso di una trombosi coronaria. E' più raro che la contrazione temporanea (spasmo), di un'arteria coronaria possa scatenare un infarto.

Quando si verifica

L'infarto è in genere la conseguenza drammatica di una malattia che è iniziata molti anni prima senza manifestarsi fino a quel momento; le cause scatenanti, che in un determinato momento fanno bruscamente precipitare una situazione mantenuta in equilibrio fino ad un istante prima sono assai variabili e non sempre identificabili.
Talora il dolore si verifica durante un intenso sforzo fisico compiuto da un soggetto non allenato: la partita di calcio "scapoli-ammogliati" effettuata magari dopo un anno di lavoro a tavolino e magari sotto il solleone e dopo abbondanti libagioni, è responsabile di molte precoci vedovanze.

A volte, in associazione ad uno stress psicologico intenso e prolungato, come conflitti o litigi nell'ambito familiare o lavorativo; talora si tratta di forti ed improvvise emozioni a contenuto sgradevole, come aggressioni, rapine, coinvolgimento in incidenti stradali ed in disastri come terremoti, alluvioni, incendi, etc. In realtà, nella stragrande maggioranza dei casi non si riesce ad individuare il meccanismo scatenante dell'evento infartuale, e va anzi ricordato che studi ormai numerosi di cronobiologia hanno dimostrato in maniera inconfutabile che il maggior numero di infarti si verifica nelle primissime ore del mattino quando il paziente è in completo riposo.
Gli infarti fatali avrebbero, inoltre, una stagionalità tra dicembre e gennaio.

Quali sono i sintomi?

La parola angina introduce l'elemento soggettivo della sofferenza ischemica del muscolo cardiaco: il sintomo dolore. Sia l'ischemia che l'infarto generalmente provocano dolore anginoso, ed in genere il dolore dell'infarto è più intenso e soprattutto più prolungato.
Il primo sintomo dell'infarto cardiaco è il dolore, si manifesta come un senso di fastidio al petto. La sensazione di oppressione, compressione, dolore o peso nel centro del petto si può irradiare alle spalle, al collo, alle braccia o alla schiena.
Spesso l'infarto si rivela con l'insieme dei seguenti sintomi:
Abbondante sudorazione fredda nella parte superiore del corpo, stordimento, mancanza di fiato e nausea.

La mancanza di fiato è dovuta all'impossibilità del cuore di pompare in modo efficace e determina, in alcuni pazienti, una sensazione di oppressione al petto come una corda che stringe. Se si è in grado di riconoscere i sintomi dell'angina e dell'infarto, si potrà essere in grado di salvare la vita a se stessi o agli altri. Se invece non si riconoscono i sintomi o si attribuiscono ad un altro disturbo (un'indigestione…) il trattamento dell'infarto arriverà troppo tardi.
Purtroppo, in una buona percentuale di casi, sia l'ischemia che l'infarto possono non accompagnarsi a dolore: condizioni queste rispettivamente definite ischemia silente ed infarto silente.

La prognosi, il decorso ed il rischio dell'ischemia e dell'infarto silente non differiscono sostanzialmente dalle forme che si accompagnano a dolore; non si tratta di forme "lievi" della malattia; anzi, l'assenza di un campanello di allarme come il dolore può esporre in definitiva il paziente ad un rischio maggiore.

Qual è la differenza tra infarto ed ischemia?

S'intende per ischemia lo stato di sofferenza del muscolo cardiaco non sufficientemente irrorato. C'è una differenza fondamentale tra infarto ed ischemia. L'infarto è un'interruzione totale del flusso del sangue al cuore, i cui sintomi durano più di 15 minuti, non scompaiono con il riposo o con i farmaci (con la nitroglicerina sono solo alleviati) ed una parte del muscolo cardiaco incomincia a morire. E', quindi, una condizione stabile ed irreversibile. L'ischemia è transitoria e reversibile; consiste in una temporanea interruzione del flusso di sangue ossigenato al cuore; i sintomi durano pochi minuti e si possono alleviare con il riposo o con i farmaci.

Ciò che determina il punto di passaggio fra ischemia ed infarto è la durata dell'assenza di flusso; infatti, il muscolo cardiaco riesce a tollerare l'assenza di irrorazione per un tempo limitato (meno di 30 minuti), al di là del quale comincia ad andare in necrosi, a morire.
Nella maggioranza dei casi, l'ischemia si determina quando, a fronte di una maggiore richiesta di ossigeno e materiali nutritivi, e quindi di un aumento di flusso, determinata da un'attività fisica più o meno intensa, questa richiesta non può essere soddisfatta a causa dei restringimenti (stenosi) prodotti all'interno delle arterie coronarie dalla malattia aterosclerotica.

Si crea così una discrepanza transitoria fra necessità di apporto e possibilità di adeguamento dei flussi; questa è la condizione detta "angina da sforzo".

Cosa succede nella zona del cuore in cui le cellule sono morte?

In alcuni casi di infarto la porzione di parete del muscolo cardiaco non più contrattile, cicatriziale ed assottigliata, protrude durante la contrazione (in sistole), dando luogo a quello che si definisce aneurisma ventricolare. Questa, comunque è una conseguenza abbastanza rara dell'infarto; generalmente, invece, l'assottigliamento della zona infartuata, pur senza dar luogo all'aneurisma, finisce col provocare un'alterazione più o meno grave della geometria ventricolare, che risponde a precise e rigorose leggi fisiche, ed un deterioramento della funzione meccanica della pompa.
E' intuitivo che le conseguenze "meccaniche" dell'infarto saranno tanto più gravi quanto più estesa è la zona assottigliata e non contrattile; generalmente, si ritiene che l'infarto sia più o meno grave in relazione alla sede (anteriore, o posteriore o inferiore). Tradizionalmente si ritiene che l'infarto posteriore o inferiore sia meno grave di quello anteriore; questo potrà anche essere vero, ma la cosa più importante nel determinare la prognosi sia immediata sia a distanza dell'infarto non è tanto la sua sede, quanto la sua estensione. È meglio, quindi, sotto questo aspetto, distinguere infarti piccoli e circoscritti da infarti estesi. Inoltre, i danni meccanici prodotti da un eventuale secondo infarto, soprattutto se questo interessa una zona diversa dal precedente, si sommano a quelli provocati dal primo.

Quando consultare il medico?

Ogni sintomo che segnali l'inizio di un infarto impone l'immediata consultazione del medico. Se il medico non è rintracciabile, chiamare un' ambulanza e raggiungere immediatamente il pronto soccorso dell'ospedale più vicino.

Cosa fanno al pronto soccorso?

Una volta chiarito che il confine fra ischemia ed infarto è solo temporale, e che vi sono dei tempi, anche se ristretti, e dei mezzi che consentono di arrestare l'evoluzione dell'ischemia in infarto, si capisce bene l'importanza del fattore tempo. Gli specialisti del pronto soccorso, dopo un elettrocardiogramma di conferma, avvieranno subito le analisi del sangue per dosare gli enzimi liberatisi durante l'infarto dal muscolo cardiaco (troponina, GOT, GPT, LDH, CK,CKMB).

Qual è la terapia per l'infarto miocardico?

Fino a poco tempo fa la terapia consisteva essenzialmente nell'alleviare il dolore e nel trattare le complicanze precoci.
La moderna terapia della malattia coronarica si basa su tre cardini: le cure mediche (nuovi farmaci, conosciuti con il nome di trombolitici, permettono oggi di sciogliere rapidamente i grumi di sangue all'origine della maggior parte degli infarti), la chirurgia del bypass aorto-coronarico, e la dilatazione con palloncino delle coronarie stenotiche (angioplastica coronarica).

Come evitare l'infarto miocardico?

  • Smettere di fumare;
  • Mantenere il peso ideale;
  • Alimentarsi con cibi poveri di grassi animali;
  • Praticare un esercizio fisico regolare e senza eccessi;
  • Mantenere a livelli normali la pressione arteriosa, il colesterolo e la glicemia.

Si può ritornare ad una vita normale?

Un infarto piccolo non ha conseguenze gravi. La riabilitazione ed una terapia appropriata permetterà al muscolo cardiaco di riprendere la propria funzione e lascerà solo strascichi trascurabili.
Il 50% delle persone colpite da un infarto miocardico ritornano ad una vita normale nel giro di pochi mesi.

I numeri del cuore italiano
300: casi di infarto ogni 100.000 abitanti;

80.000: infarti diagnosticati ogni anno;

8%: casi di reinfarto ad un anno dal primo evento;

200.000: persone con fibrillazione atriale… delle quali;

Il 5-7%: lamenta, ogni anno, embolie cerebrali con decadimento delle funzioni cognitive sino alla demenza;

250: casi di ictus ogni 100.000 abitanti.

35-40%: casi di ictus in meno con la riduzione di 5-6 mmHg di pressione sistolica.

1.000.000: sopravvissuti ad almeno un infarto

A cura del Centro per la Lotta Contro l'Infarto