MEDICO SPECIALISTA IN OSTETRICIA E GINECOLOGIA, IN MEDICINA BIOLOGICA E DISCIPLINE INTEGRATE. QUESTO BLOG VUOL ESSERE UN MEZZO PER FACILITARE LA COMPRENSIONE DI TALUNE PATOLOGIE E PER POTER INTERAGIRE CON ME, METTENDOMI A DISPOSIZIONE DI CHIUNQUE ABBIA VOGLIA DI CONOSCERE O APPROFONDIRE I POST PUBBLICATI.
DOTT. GIUSEPPE MONTESANO
- Dott. Giuseppe Montesano
- Esercito la professione di Medicina Generale e sono specialista in Ginecologia e Ostetricia.Perfezionato in Medicina Biologica e Medicina Estetica STUDIO MEDICO Via Diaz 50/A Camporotondo Etneo CT) Tel: 349-2666208
sabato 28 aprile 2012
Sigo su pillola dei 5 giorni: solo l'Italia chiede il test di gravidanza
martedì 24 aprile 2012
Le performances cognitive degli uomini calano di fronte ad una donna attraente
martedì 11 ottobre 2011
CALVIZIE FEMMINILE. SE I GENI NON C'ENTRANO E' REVERSIBILE
Tra gli 11 milioni di italiani che ‘perdono il pelo’ un paziente su tre è donna. E i numeri sono destinati ad aumentare, dicono gli esperti. Ma quando la caduta di capelli sani è prodotta da fattori non-genetici può essere un fenomeno passeggero e si può combattere eliminando le cause. Cibi antiossidanti e lozioni tra le cure
Eva sa nasconderla meglio ma la calvizie sta diventando un problema anche per le donne di tutte le età. Specialmente sui 18-20 anni, dopo una gravidanza, dopo la menopausa, i capelli diventano radi e molto più sottili, si creano ‘vuoti’ qua e là. Tra gli 11 milioni di italiani che ‘perdono il pelo’ un paziente su tre è donna. Problemi di capelli che prendono il volo anche per il 30-33% di tutte le donne del Nuovo Continente, secondo l’American Academy of Dermatology. Numeri destinati a crescere, dicono gli esperti.
Di buono c’è che il gentil sesso difficilmente arriva alla ‘pelata’ e l’alopecia in rosa può essere reversibile. “Una caduta abnorme di capelli sani, prodotta da fattori non-genetici, può essere un fenomeno passeggero ed eliminando le cause scatenanti la situazione migliora”, rassicura Daniele Campo, medico chirurgo, docente scienze tricologiche mediche e chirurgiche all’Università di Firenze. “Tecnicamente si parla di Telogen Effluvium e più che al fattore androgenetico ora si dà molta importanza a cause come lo stress, la mancanza di ferro, la tiroide che non funziona bene”. Alopecia femminile spia anche di una pressione sanguigna troppo alta, secondo uno studio spagnolo presentato a Roma, al XXXI Congresso nazionale Sime, Società italiana medicina estetica. “Recentemente è stata codificata l’alopecia psicogena, da stress: lo stress da una parte aumenta l’ipertensione, dall’altra provoca ansia e ha diretta ripercussione sul ciclo vitale del capello”, commenta Campo.
Parrucchiere, meches, tinture, extension, non sembrano determinanti. Indice puntato invece contro lo stiramento continuo dei capelli. “Le ragazze che non accettano l’ondulazione naturale e stirano ogni giorno i capelli provocano con i microtraumi ripetuti del brushing (spazzolatura) un’alopecia da trazione molto pericolosa”, avverte il tricologo. Fondamentale la prevenzione, ricorda Campo. “Vanno controllati con esami del sangue i livelli di ferritina, trigliceridi e il TSH per la funzionalità tiroidea. Va usato d’estate un cappellino di paglia. Quando i capelli nella donna cominciano a diradarsi, i raggi UV sul cuoio capelluto accelerano la perdita di follicoli. I prodotti cosmetici per le chiome al mare proteggono solo il fusto del capello”. A tavola cibi ricchi di vitamine, antiossidanti in genere e pesce azzurro, prezioso per i suoi acidi grassi polinsaturi. Integratori solo sotto controllo medico e se gli esami del sangue ne dimostrano la necessità.
Novità nelle terapie salva-capelli. “Nelle lozioni usiamo attualmente con successo un ormone estrogeno, il ‘17 alfa estradiolo’, addizionato a minoxidil e idrocortisone. Si è sempre parlato nell’alopecia femminile del ruolo negativo degli ormoni androgeni, quelli maschili, invece le ultime ricerche e la pratica terapeutica degli ultimi anni dimostrano che conta anche la mancanza di estrogeni, come succede dopo il parto, in menopausa, con l’interruzione della pillola contraccettiva”.
Per l’alopecia androgenetica una nuova tecnica 'di frontiera'. “Dal plasma sanguigno si riesce facilmente a isolare le piastrine, ricchissime di fattori di crescita come l’EGF, Endothelial Growth Factor. Sotto forma di ‘pappa’ che si appoggia sul cuoio capelluto si ridanno allo stesso paziente. Si massaggia e si attivano le piastrine passando sulla cute un rullino con piccoli aghetti sporgenti. Le piastrine possono essere applicate anche con mesoterapia (iniezioni locali con aghi sottili riuniti in un erogatore) ma sempre e solo in ospedale o ambulatorio. Sempre da evitare fai-da-te, cure miracolistiche e metodi non controllati dal medico.
martedì 18 gennaio 2011
Antinfluenzale protegge mamma e nascituro
lunedì 3 gennaio 2011
LO SVILUPPO FETALE MESE PER MESE
Lo sviluppo fetale è un meraviglioso processo che, con tappe precise e finemente regolate, porta alla formazione di un "nuovo essere umano".
Si parla di embrione fino al termine della 10 settimana di sviluppo e di feto da questo momento in poi. In realtà questa distinzione è puramente indicativa ed esemplificativa in quanto il processo di sviluppo è continuo e progressivo e non prevede interruzioni.
Nello schema che segue abbiamo indicato i periodi della gravidanza in mesi ed in settimane. L'inizio della gravidanza, come si usa comunemente in ostetricia, viene fatto coincidere con il primo giorno dell'ultima mestruazione (età gestazionale).
L'embrione, in realtà, inizia la sua esistenza al 14° giorno del ciclo mestruale e quindi la terza settimana di gravidanza (terza settimana dall'ultima mestruazione) corrisponde in realtà alla prima settimana di vita dell'embrione ("età concezionale").
Riassumendo: le settimane ed i mesi sotto indicati corrispondono alla datazione classica della gravidanza, comunemente usata presso tutti gli ospedali ("età gestazionale"). Se si vuole calcolare l'età precisa dell'embrione ("età concezionale") basterà togliere due settimane.
I dati relativi alla lunghezza si riferiscono alla lunghezza vertice-tallone (come se il feto fosse messo "in piedi")
1° mese
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3 settimana
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4 settimana
All'interno dell'utero si forma il "sacchettino" che ospiterà l'embrione (sacco gestazionale). Successivamente inizia a rendersi evidente l'embrione stesso che in questo periodo ha la forma di un corpicciolo cilindrico. All'interno dell'embrione si sviluppano delle aree specializzate, dette "somiti" da cui prenderanno origine lo scheletro e i muscoli.
La parte esterna dell'embrione, a stretto contatto con le pareti uterine, viene raggiunta dal sangue materno (inizio della circolazione utero-placentare) che fornisce il nutrimento.
2° mese
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5-6 settimana
Nell'embrione iniziano a formarsi il cuore (iniziano le prime pulsazioni cardiache), gli occhi, le prime strutture cerebrali, il fegato, gli abbozzi dell'orecchio esterno, dell'esofago, dello stomaco, dei genitali esterni e della tiroide.
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7 settimana
Compaiono gli abbozzi degli arti superiori ed inferiori, del pancreas e dei reni. Il cordone ombelicale è perfettamente formato.
Si inizia a sviluppare la corteccia cerebrale.
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8 settimana
Le pulsazioni cardiache sono ritmiche; si formano gli abbozzi delle mani e dei piedi e compaiono le dita. I genitali assumono morfologia maschile o femminile.
L'embrione pesa in media 1 grammo ed è lungo circa 1,6 cm.
3° mese
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9-10 settimana
Iniziano a svilupparsi le ossa, i muscoli, i nervi ed i grossi vasi. L'estremità cefalica dell'embrione comincia a separarsi dal torace ed in essa si possono distinguere gli abbozzi del naso, delle orecchie e delle mandibole. Si formano le prime gemme dentali (strutture da cui si svilupperanno successivamente i denti. L'estremità cefalica ha un volume pari ad un terzo di tutto il corpo embrionale. La parete addominale non è ancora completa e c'è un "ernia ombelicale fisiologica".
A livello cerebrale compare il cosiddetto "corpo calloso" ovvero la struttura nervosa che collega i due emisferi cerebrali.
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11-12 settimana
Nei genitali maschili si sviluppa il glande. Nei genitali femminili è presente l'abbozzo dell'utero.
Nell'estremità cefalica le gemme dentali si trasformano nei primi abbozzi dei denti.
Nel pancreas si formano le "isole di Langherans" ovvero le strutture preposte alla produzione di insulina.
Le anse intestinali sono ormai rientrate nella cavità addominale e scompare la già citata "ernia ombelicale fisiologica).
Il feto pesa in media 14 grammi ed è lungo circa 7 cm.
4° mese
Il tratto intestinale contiene un contenuto verdastro denominato "meconio". La pelle è sottile, trasparente e totalmente priva di peli.
Nel maschio compare l'abbozzo della prostata, i genitali esterni si differenziano definitivamente. La tiroide inizia a funzionare.
La vescica e l'uretra sono ben sviluppati.
Alla fine del quarto mese i movimenti fetali iniziano ad essere percepiti dalla mamma.
Il feto pesa in media 105 grammi ed è lungo circa 15 cm.
5° mese
La pelle è grinzosa e si iniziano a formare i primi depositi di grasso.
Nel pancreas inizia la produzione di insulina da parte delle "isole di Langherans".
I genitali esterni di differenziano definitivamente. Nei feti di sesso femminile la vagina è completamente formata.
Il feto pesa in media 310 grammi ed è lungo circa 23 cm.
6° mese
La pelle è ancora grinzosa ed è ricoperta in maniera uniforme da una sottile lanugine. I denti sono sviluppati e presentano smalto all'esterno e polpa all'interno. Le unghie sono ancora rudimentali.
Nel cervelletto (organo posto nella scatola cranica al di sotto degli emisferi cerebrali, deputato alla coordinazione motoria) inizia a svilupparsi la "corteccia", ovvero la parte superficiale, sviluppo che si completerà un anno e mezzo dopo la nascita.
Il feto pesa in media 640 grammi ed è lungo circa 29 cm.
7° mese
Le palpebre sono già separate (palpebra superiore ed inferiore); i padiglioni auricolari sono addossati alla testa.
Nei feti di sesso maschile i testicoli non sono ancora discesi nello scroto mentre nei feti di sesso femminile sono evidenti il clitoride, le piccole e le grandi labbra.
Il feto pesa in media 1670 grammi ed è lungo circa 40 cm.
8° mese
La pelle è meno grinzosa ed è sempre ricoperta da lanugine; il corpo assume una forma più "rotondeggiante" a causa dell'aumento dei depositi adiposi sottocutanei.
Il feto pesa in media 2400 grammi ed è lungo circa 45 cm.
9° mese
Il feto ha raggiunto il suo pieno sviluppo ed è pronto alla nascita.
Pesa in media 3300 grammi ed è lungo circa 50 cm.
GESTOSI
Altri segni possono essere: rapido aumento delle transaminasi, dolore epigastrico, convulsioni (eclampsia), iperreflessia, cefalea severa, persistenti disturbi visivi (scotomi), disturbi della coagulazione (trombocitopenia, coagulazione intravascolare disseminata) ed emolisi.
L'edema non è incluso tra i segni necessari per la diagnosi. Esso si verifica con uguale frequenza tra le donne con gravidanza fisiologica e tra quelle con preeclampsia, benché la comparsa rapida di edema generalizzato deve far sospettare la futura preeclampsia.
Una precoce comparsa della patologia preeclamptica è causa di esiti sfavorevoli materni e fetali. La percentuale di mortalità perinatale è più alta nei feti di madri preeclamptiche. Questi decessi possono essere il risultato di una morte intrauterina per insufficienza placentare e/o distacco di placenta.
L'incidenza della preeclampsia viene stimata tra il 10% ed il 20% nelle primigravide. Il rischio di ricorrenza della preeclampsia è compreso tra il 7,5% ed il 29%.
Fattori di rischio
L'età, la familiarità, le patologie mediche preesistenti (ipertensione, diabete, malattie tiroidee, ipercolesterolemia familiare), l'obesità pregravidica, la primiparità, la gemellarità, l'idrope fetale sono fattori di rischio per la gestosi.
- Età: le donne di età superiore a 35 anni presentano un'incidenza di gestosi superiore di circa 3 volte a quella delle donne giovani.
- Storia familiare: L'incidenza di preeclampsia è 4 volte più alta nelle sorelle di donne che hanno avuto la preeclampsia.
- Cattiva placentazione: il riscontro flussimetrico di elevate resistenze e/o di ridotta elasticità dei vasi uterini è indice di cattiva funzione placentare e quindi di aumentato rischio di gestosi.
- Ipertensione: il riscontro di pressione arteriosa elevata prima della 20^ settimana di gestazione è stato associato al successivo sviluppo di preeclampsia.
- Diabete: il diabete aumenta del 10% il rischio di preeclampsia.
- Malattie renali: una patologia renale preesistente aumenta l'incidenza di ipertensione fino al 48% nel 3° trimestre di gestazione. Anche l'infezione delle vie urinarie in gravidanza aumenta di 1,5 volte il rischio di preeclampsia.
- Cause immunologiche e coagulopatie: l'iperomocisteinemia, il deficit della proteina S, della proteina C, la sindrome da anticorpi antifosfolipidi aumentano il rischio di preeclampsia.
Le pazienti eterozigoti per anemia drepanocitica presentano un rischio di preeclampsia tre volte più elevato.
- Primiparità: la relazione tra primiparità ed eclampsia suggerisce l'esistenza di un meccanismo immunologico che rende unica la prima placentazione. Alcuni Autori hanno suggerito l'esistenza di un meccanismo protettivo nei confronti degli antigeni paterni nelle gravidanze successive.
- Gemellarità: la gemellarità aumenta il rischio di gestosi di oltre tre volte. Il rischio aumenta con l'aumentare del numero di gemelli.
Conseguenze materne, fetali e neonatali
In relazione alla gravità dello stato patologico la gestosi può determinare scarse complicanze o causarne di gravi o gravissime, compromettendo in maniera definitiva lo stato di salute della gestante e del feto. Tra le complicanze il ritardo di crescita intrauterino, la morte intrauterina del feto, le condizioni patologiche materne secondarie all'ipertensione arteriosa ed al coinvolgimento multiorgano caratteristico delle forme più aggressive.
La gestosi determina aumento della morbilità e della mortalità materna, fetale e neonatale ed aumento della frequenza del parto prematuro mediante taglio cesareo.
Controllo e terapia
La pressione arteriosa deve essere rilevata ogni giorno, l'esame delle urine deve essere effettuato ogni settimana mentre gli esami del sangue (bilirubina, transaminasi, PT, PTT, fibrinogeno, piastrine, acido urico, etc.) devono essere eseguiti ogni 20 giorni. Il monitoraggio ecografico e flussimetrico deve essere frequente (ogni 2-4 settimane).
Bisognerà controllare adeguatamente l'eventuale malattia favorente la gestosi.
La gestante dovrà evitare l'eccessivo incremento ponderale attuando un regime dietetico povero di grassi e prevalentemente proteico. Saranno banditi i dolci, le fritture, i cibi conditi, le bevande gassate ed alcoliche. Sarà prudente eliminare il fumo di sigaretta.
Utile misura è il riposo. E' consentito effettuare quotidianamente una breve passeggiata (20-30 minuti).
Le opzioni terapeutiche in caso di preeclampsia sono tuttora oggetto di acceso dibattito e variano in relazione alla gravità della sintomatologia clinica ed all'eventuale patologia materna preesistente alla gravidanza.
La scelta dei farmaci è di esclusiva competenza medica. Il discuterne va oltre le finalità di questa pagina. Inoltre, alcune misure terapeutiche usate nella pratica, sebbene considerate poco efficaci alla luce della medicina basata sull'evidenza, possono essere comunque adottate in base alla esperienza personale del ginecologo curante.
martedì 20 luglio 2010
DOPO L'INFARTO
Introduzione
Conoscere l’infarto aiuta a vivere meglio!

Che cosa è l’infarto
Il cuore è un muscolo che ha la funzione di pompare il sangue nelle arterie. Per contrarsi il cuore ha bisogno di ossigeno, che viene fornito con il sangue attraverso dei vasi arteriosi chiamati coronarie.Quando il flusso di sangue al cuore è fortemente ridotto o bloccato per la presenza di un restringimento o una occlusione delle coronarie, le fibre muscolari cardiache dapprima vanno incontro a sofferenza e successivamente vengono danneggiate in maniera irreversibile e muoiono.
L’infarto è quindi la morte di una parte del muscolo cardiaco dovuta al blocco del flusso di sangue all’interno di una coronaria.

Nel corso di un infarto approssimativamente muoiono 500 cellule cardiache ogni secondo!
Il tessuto necrotico va poi incontro ad un processo di lenta cicatrizzazione.
Le cause dell’infarto
La causa principale che determina l’occlusione della coronaria è l’aterosclerosi, cioè la formazione all’interno delle coronarie di accumuli di colesterolo circondati da cellule e fibrosi (placche di aterosclerosi).
Questo processo, che inizia fin dall’età giovanile, progredisce nelle coronarie spesso in maniera del tutto asintomatica fino a quando la placca aterosclerotica si rompe o si infiamma e sulla superficie si forma improvvisamente un coagulo (trombo) che occlude il vaso.Poiché la formazione del coagulo è molto veloce (impiega circa 20 minuti) spesso l’infarto non è preceduto da sintomi motori.
Localizzazione del dolore cardiaco
Segni di allarme di attacco cardiaco
Dolore al torace: senso di forte oppressione, peso, costrizione dolorosa al centro del petto che dura alcuni minuti, può andare e venire o protrarsi nel tempo.Dolore in altre zone: il dolore può irradiarsi ad una o ad entrambe le braccia, alle spalle o al dorso, al collo, alla mandibola oppure allo stomaco.
Fiato corto: spesso accompagna il dolore o può precederlo.
Altri segni: sudorazione fredda, nausea, senso di stordimento o di svenimento, grave malessere.
Sedi meno frequenti del dolore cardiaco

In caso di comparsa di dolore toracico sospetto che persiste oltre 5 minuti occorre comunque chiamare il numero telefonico 118 e chiedere soccorso.
Stile di vita salutare
Devo proprio smettere completamente di fumare?Sì! Chi riprende a fumare dopo un infarto ha un rischio raddoppiato di andare incontro ad un nuovo infarto. Al contrario smettendo di fumare il rischio di avere un infarto si riduce del 50% dopo un anno, aumentando quindi l’aspettativa di vita.
Che dieta devo seguire?
Il cambiamento delle abitudini alimentari è molto importante per il controllo di alcuni fattori di rischio coronarico quali i livelli di colesterolo e la pressione arteriosa. Non esiste una dieta specifica per il paziente che ha avuto un infarto.I principi fondamentali dell’alimentazione dopo infarto consistono nel ridurre l’apporto di grassi di origine animale e di sale e nell’aumentare il consumo di pesce e fibre vegetali.
Sono da preferire le carni bianche o quelle magre (pollo, coniglio, manzo magro), mentre sono da evitare gli insaccati preferendo tra questi il prosciutto sgrassato o la bresaola. Non abusare dei latticini, in particolare i formaggi stagionati, preferendo ricotta, mozzarella e latte scremato ed evitando il burro.
Ridurre il sale nei cibi utilizzando erbe ed aromi che possono migliorarne il sapore. Pesce e frutta fresca sono particolarmente indicati, mentre non vi sono limitazioni particolari per la pasta ed il pane (se non la quantità e/o il diabete mellito).
E’ importante raggiungere e mantenere un peso corporeo non superiore al 10% del peso ideale (il calcolo del peso ideale può essere approssimativamente calcolato secondo la seguente formula: peso ideale in Kg = altezza espressa in cm meno 100).
Attività fisica regolareIn generale il livello massimo di sforzo che può essere raggiunto è valutabile in base al numero di battiti cardiaci che si raggiungono durante lo sforzo e può essere determinato in base a delle tabelle di cui è dotato il tuo medico curante.
E’ consigliabile che l’attività motoria riprenda in maniera progressiva e regolare.
Attività lavorativa e viaggi
Quando potrò riprendere a guidare la macchina?
Potrai riprendere a guidare gradualmente. Nelle prime settimane dopo l’infarto evita lunghe percorrenze. Evita di metterti in marcia nelle ore particolarmente trafficate e calde.
Quando potrò riprendere a lavorare?
Più di due terzi dei pazienti che hanno avuto un infarto possono riprendere la propria attività lavorativa.
Questa ripresa dipende principalmente da due fattori:
- quanto esteso è stato l’infarto;
- che tipo di impegno richiede l’attività lavorativa.
- programmare gli impegni;
- stabilire le priorità;
- ritagliarsi momenti di riposo.
In caso di attività lavorative che richiedono sforzi fisici intesi è consigliabile prendere in considerazione la possibilità di cambiare la tipologia del lavoro con un meno “pesante” da un punto di vista fisico.In alcuni casi, programmi di riabilitazione adatti alle caratteristiche cliniche del paziente consentono di raggiungere soglie di sforzo anche elevate e di riprendere quindi il lavoro abituale anche se “pesante”.
Potrò fare dei viaggi?
Non ci sono controindicazioni ad effettuare dei viaggi.
Segui sempre delle regole che sono peraltro valide per chiunque:- se il viaggio è particolarmente lungo prevedi delle tappe intermedie durante le quali compiere una minima attività motoria (è sufficiente camminare), eventualmente riposarsi;
- i mezzi di locomozione devono essere confortevoli: poltrone comode, aria climatizzata;
- prevedi sempre un'adeguata scorta dei farmaci che assumi giornalmente;
- se ti rechi in montagna tieni conto che fino a 1500 metri non ci sono controindicazioni, ma per altitudini superiori la rarefazione in ossigeno dell’aria respirata potrebbe determinare dei sintomi respiratori quali fame d’aria che sarebbero ancor più marcati dagli sforzi fisici. Pertanto le passeggiate ad altitudini elevate vanno in chi non stato adeguatamente preparato (training fisico);
- se ti rechi al mare cerca di privilegiare le zone con clima secco evitando quelle con elevati tassi di umidità;
- porta sempre con te una relazione clinica dettagliata delle tue problematiche di salute, compreso l’elettrocardiogramma. Tale documento può essere utile in caso di malessere per rendere informato, se necessario, il personale sanitario circa le tue patologie e le terapie che assumi.
